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Con il patrocinio

del Ministero degli Affari Esteri



Giuseppe Verdi
nel mondo



L’Unione Europea Esperti d’Arte, in collaborazione con l’Accademia Nazionale d’Arte Antica e Moderna,
sta presentando in tour mondiale una mostra antologica di antiche partiture originali di Giuseppe Verdi in occasione
del Bicentenario della Nascita del Maestro.
Nella foto: Inaugurazione della mostra a Muscat (Oman) alla presenza del nostro presidente Stefano Liberati, dell’Ambasciatore italiano in Oman Paola Amadei e di Nasser Hamed Al Taee, Advisor to the Board of Directors del Royal Opera House.
Le sedi fino ad oggi che hanno accolto la mostra sono:
San Paolo (Brasile) Teatro Municipal
Bahia Blanca (Argentina) Sede consolare
Lima (Perù) Galleria Mario Sironi - Istituto Italiano di Cultura
Città del Messico (Messico) Palacio de Bellas Artes
Tirana (Albania) Teatro dell'Opera e del Balletto
Addis Ababa (Etiopia) Yared School of Music  
Muscat (Oman) Royal Opera House
Manila (Filippine) Yucengco Museum  
Tallin (Estonia) Ambasciata italiana
Koper (Slovenia) Pokrajinski Muzej
Montreal (Canada) Istituto italiano di Cultura
Canton (Cina) Opera House
Pechino (Cina) Teatro Nazionale
L’Avana (Cuba) Convento di San Francesco




Pubblicazione realizzata con il contributo del MiBAC, direzione Generale per le Biblioteche, gli Istituti Culturali e
il Diritto d'Autore
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DARIO F. MARLETTO
Foderatura a colla di pasta fredda
Nardini Editore , Firenze

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grafica cinese
LA GRAFICA CINESE
a cura di Stefano Liberati.
Palombi Editori.


Con il patrocinio
dell'Uffico Culturale della Repubblica Popolare Cinese in Italia
e la collaborazione de
I Mercanti dell’Arte
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orlando furioso

di prossima pubblicazione
LE EDIZIONI ILLUSTRATE DELL'ORLANDO FURIOSO

a cura di :
STEFANO LIBERATI
E
ANNA MARIA VOLTAN
con la consulenza bibliografica di
BARBARA JATTA


Pubblicazione realizzata con il contributo del
MINISTERO per i BENI
e le ATTIVITA' CULTURALI Dipartimento per i Beni Archivistici e Librari Direzione Generale per i Beni Librari e gli Istituti Culturali
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ORLANDO FURIOSO
500


CELEBRAZIONI PER IL V CENTENARIO DALLA PRIMA PUBBLICAZIONE

Mostra antologica
delle xilografie originali delle edizioni
del 1556 su disegni di Dosso Dossi e
del 1881 su disegni di Gustave Doré.

Ottobre 2016 – TIVOLI – Palazzo del Seminario Vescovile

Novembre 2016 – BOMARZO – Palazzo Orsini

Dicembre 2016– TORINO – Sede Istituto per la Tutela dei Beni Cartacei

La mostra circuiterà anche presso gli Istituti Culturali italiani nel mondo in collaborazione con il Ministero per gli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

In occasione dell’inaugurazione della mostra a Tivoli alle ore 17,30 di sabato 1°ottobre, nella la cappella del Palazzo del Seminiario Vescovile, verrà presentato il volume “La fortuna dell’Orlando furioso nelle edizioni illustrate” a cura di Stefano Liberati per i tipi dell’editore Palombi.
Il volume è stato inserito dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali fra quelli ritenuti di “alto valore culturale” per l’anno 2016.

PRESENTAZIONE
La mostra che l’Accademia Nazionale d’Arte Antica e Moderna presenta in collaborazione con l’Unipne Europea Esperti d’Arte, si pregia di essere un omaggio culturale in occasione dei Cinquecento anni dalla prima pubblicazione dell’Orlando Furioso. Una delle opere epiche della letteratura italiana più acclamate al mondo.
Nell’ottobre del 1515 a Ferrara l’editore Giovanni Mazzocco da Bondeno iniziava la stampa dell’Orlando Furioso, la cui stesura era stata iniziata da Ludovico Ariosto già dal 1506. Il Poeta impiegò dieci anni per completare l’opera poiché non poteva dedicare molto tempo alla sua passione letteraria a causa dei numerosi impegni diplomatici come funzionario della corte estense ed ecclesiastici come chierico della Chiesa cattolica. Nell’aprile del 1516 le poche copie stampate (circa un migliaio) vennero distribuite prima a Ferrara e poi a Mantova.
Successivamente a questa prima edizione ne vennero stampate solo nel Cinquecento circa 150 di cui molte illustrate con xilografie. Tra tutte spicca quella più bella e importante del 1556 illustrata da Dosso Dossi, pubblicata a Venezia da Vincenzo Valgrisi.
Saranno inoltre esposte 46 xilografie di Gustave Doré del 1881, ultima opera epica illustrata dall’artista francese, contestualmente a due rarissime incisioni di Antonio Tempesta da disegni di Michelangelo i cui disegni preparatori sono conservati al British Museum di Londra. Queste due splendide incisioni, a tema ariostesco, presenti solo in due musei al mondo, non sono mai state esposte in Italia e sconosciute a tutta la bibliografia ariostesca.
Per la mostra saranno predisposti pannelli didattici sull’evoluzione grafica dell’Orlando Furioso e sugli artisti che hanno illustrato il poema ariostesco, con uno sguardo verso la vita e l’opera dell’Ariosto e alla fortuna del poema nell’ambito delle arti figurative.
Analizzando le diverse interpretazioni grafiche della narrazione del poema, si andranno ad indagare i complessi rapporti tra poesia, pittura e incisione, contribuendo così alla conoscenza e valorizzazione del vasto patrimonio artistico italiano. Infine il progetto si propone la rivalutazione della stampa di illustrazione e di interpretazione, troppo spesso considerata una mera ancilla della parola poetica, invece tassello significativo che permette una più completa ricostruzione e comprensione dell’insieme dei beni librari italiani. Questa vuole essere una operazione culturale di salvaguardia del patrimonio artistico italiano, poiché le incisioni realizzate per illustrare il poema ariostesco, sono quasi tutte di artisti italiani.

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IL PIAVE MORMORO’…

I canti della Patria dal Risorgimento alla Grande Guerra.

In mostra gli spartiti originali degli inni patriottici in occasione delle Commemorazioni della Prima Guerra Mondiale.

RIVOLI (TO)
dal 30 ottobre 29 novembre
Museo Civico “Casa del Conte Verde” di Rivoli
Mostra a cura di Stefano Liberati, Dario F. Marletto, Carlo Pagliucci, Gianni Vurchio.

La musica ha da sempre commentato la storia. In ogni campo di battaglia i soldati accompagnavano le loro gesta con inni e marce, ogni momento storico è stato fissato con note musicali, sia per l’insediamento di un nuovo sovrano, sia per la vittoria in una battaglia, per una rievocazione o commemorazione. Le musiche sono di solito accompagnate da versi solenni, densi di amor patrio, facilmente orecchiabili per essere cantati dai soldati nelle marce o nelle trincee.
La collezione che verrà esposta comprende circa 250 spartiti di musiche patriottiche italiane pubblicati tra il 1840 e il 1920. Il corpus della mostra riguarda gli inni e le marce militari composte durante la Prima Guerra Mondiale, con uno sguardo a ciò che era accaduto musicalmente durante il Risorgimento.
Tra le rarità vi è L’Italia risorta del maestro Mabellini che può considerarsi il precursore di Fratelli d’Italia e il primo Inno dedicato a Vittorio Emanuele II, prima ancora di essere nominato Re dell’Italia Unita, oltre a una serie di curiosi spartiti, tra cui una Cavour-Polka, musicata da Paolo Giorza.
Di particolare interesse sono alcuni spartiti di canti patriottici popolari spesso stampati clandestinamente in pochi esemplari e rimasti per lo più sconosciuti.

 

L’Italia ha avuto sommi artisti che hanno dedicato il loro genio musicale al servizio della Patria. Primo fra tutti Giuseppe Verdi a cui Mazzini volle, nel 1848, commissionare un
Inno d’Italia. Gli sfortunati eventi bellici successivi non permisero che l’Inno scritto da Verdi potesse poi diventare quello che oggi noi conosciamo come nostro Inno ufficiale.
Sarà esposto nella mostra per la prima volta l’unico esemplare ancora esistente dello spartito di questo Inno.

Tra i personaggi storici che hanno combattuto per fare l’Italia, tra i più acclamati musicalmente è stato Giuseppe Garibaldi, al quale molti musicisti hanno dedicato inni e marce. Nell’ambito della mostra è compreso lo spartito del primo Inno ai Cacciatori delle Alpi, con un giovane Garibaldi ritratto, in copertina, da Roberto Focosi.
Non manca lo spartito di una delle più celebri canzoni patriottiche italiane: La leggenda del Piave, con una drammatica illustrazione in copertina di Amos Scorzon. Il brano fu scritto dal maestro Ermete Giovanni Gaeta (noto con lo pseudonimo di E.A. Mario). La leggenda del Piave fu composta nel giugno del 1918, subito dopo la battaglia sul Piave, conosciuta anche come battaglia del Solstizio, così come la rinominò Gabriele D’Annunzio. Ben presto venne fatta conoscere ai soldati dal cantante Enrico Demma (pseudonimo di Raffaele Gattordo). L'inno contribuì a ridare morale alle truppe italiane. Il generale Armando Diaz dichiarò che aveva giovato alla riscossa nazionale e scrisse all’autore: «La vostra leggenda del Piave al fronte è più di un generale!». Questo brano divenne l’Inno ufficiale italiano dal 1943 al 1946.
In uno spirito di visione internazionale sono presentate due rare edizioni dell’Inno delle Nazioni di Verdi del 1862 e dell’Inno americano Il vessillo stellato, mentre la visione patriottica nazionale è variamente ed ampiamente rappresentata da intramontabili motivi ormai entrati nella nostra tradizione popolare come i numerosi canti di montagna e degli alpini, creati o rielaborati durante la Grande Guerra e le celebri canzoni napoletane composte e cantate nel periodo bellico tra cui l’intramontabile ’O surdato nnamurato.

Sono rappresentate inoltre alcune marce di corpi speciali, quali La marcia d’ordinanza della Regia Marina italiana, la celeberrima Fanfara dei bersaglieri e L’Inno del Reggimento San Marco.

Numerosi e commuoventi i canti irredentisti per Trento, Trieste e Fiume, mentre gioiose ed ottimistiche sono le canzoni che accompagnarono la breve illusione colonialista italiana in Africa.
Gran parte degli spartiti in mostra sono illustrati da artisti del calibro di Roberto Focosi, Aleardo Villa, Leopoldo Metlicovitz, Adolf Hohenstein, Giovanni Manca, Arturo Bonfanti.

Collateralmente alla mostra verranno presentate opere di giovani artisti emergenti che hanno affrontato il tema della Grande Guerra. Un’occasione per portare il pubblico ad una visione del drammatico evento bellico attraverso un percorso artistico di sicuro impatto emozionale.

È prevista la stampa di un volume monografico che approfondirà per la prima volta l’argomento musica e guerra, arricchito da un vasto repertorio iconografico.
La mostra si fregia del logo ufficiale per le Commemorazioni della Prima Guerra Mondiale e del patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Il progetto espositivo è stato pianificato dall’Accademia Nazionale d’Arte Antica e Moderna in collaborazione con l’Unione Europea Esperti d’Arte e l’Istituto di Restauro di Torino.

Referente operativo:
Gianni Vurchio
Accademia Nazionale d’Arte Antica e Moderna onlus
Via San Dalmazzo, 6/c - 10122 Torino
Tel./Fax 011.2072510- Cel. 333.6624434
gian.vurchio@gmail.com

Ufficio stampa:
Loretta Eller
Accademia Nazionale d’Arte Antica e Moderna onlus
Via Antonio Gallonio, 8
00161 Roma
Tel. 06.44258448
Cel. 339.6169616

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COLLANA EDITORIALE
DI ARTE DEL XXI SECOLO

di Stefano Liberati

Il nome ERRORE.404 segnala, nel codice server della navigazione in internet, una “pagina non trovata” in un sito; L'UEEA, attraverso questa collana, intende divulgare l’opera di artisti poco noti nell’universo dell’arte del XXI secolo, offrendo al pubblico la possibilità di conoscerli attraverso scritti di critici, galleristi, giornalisti e addetti ai lavori, così da supplire a quelle “pagine mancanti”.

SUBCONSCIO.
Conversando con Herman Normoid.

Questo libro a firma Roberto Luciani, con una introduzione di Philippe Daverio, inaugura la collana sull’arte del XXI secolo edita dalla nostra associazione.

 


Herman Normoid. Maggie. 2013

 

Attraverso questo saggio l'autore approfondisce nella forma dell'intervista, con un ampio preludio e un'introduzione del critico d'arte Philippe Daverio, l'opera del pittore italiano HERMAN NORMOID; in particolare vengono affrontate le tematiche relative all'espressione del subconscio attraverso i suoi dipinti, alla riduzione dell'effetto della parte cosciente sulla mano dell'artefice nell'atto della creazione di un'opera e nel dialogo tra il subconscio del pittore e quello degli osservatori.

 


Herman Normoid. Pillars of Hercules. 2012

 

Il volume comprende un testo dello psichiatra Carlos Bares sul rapporto tra il subconscio e l'arte.
La tiratura è di 500 copie numerate e firmate da Herman Normoid.
Il ricavato della vendita di questo volume sarà utilizzato per finanziare le attività culturali previste dallo statuto dell'Unione Europea Esperti d'Arte onlus.
IBAN 978.889401.8899
€ 100,00 (Sconto del 50% per gli associati).

 


Herman Normoid. Mrs Davidson. 2013

 

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APERTURA DI UNA NUOVA SEDE DELL’ASSOCIAZIONE.
BERGAMO, PIAZZALE DEI LOVERINI, 3b
PRESSO LA INARTE GALLERY

L’11 aprile 2015 a Bergamo è stata inaugurata la Galleria INARTE che diventerà la sede lombarda dell’Unione Europea Esperti d’Arte.
Per l’occasione è stata presentata una mostra di artisti contemporanei scelti e selezionati dalla commissione scientifica dell’Associazione.

Fra i partecipanti emergono i nomi di Antonello Diodato Guardigli, Giovanni de Michele e Ciro Palumbo.

Il maestro A. D. Guardigli è un artista a tutto tondo che, nel suo percorso pittorico e scultorio trentennale, si mostra sempre alla ricerca di nuove, interessanti espressioni e sperimentazioni, rivolgendo la sua anima più intima alla materia esistenziale. Il suo sguardo è rivolto ad una dimensione profonda, raccolta, ma insieme spontanea; i colori dei suoi quadri son vivaci, luminosi, scaturiscono dalla sua interiorità, dal suo slancio vitale. A. D. Guardigli ritaglia per sé, nell’immenso panorama dell’arte contemporanea, un ambito spaziale personalissimo, molto interessante, stimolante. I suoi quadri, le sue sculture, realizzati con tecniche miste, rimandano ad un linguaggio artistico dominato integralmente dal loro creatore.


A.D. Guardigli

Giovanni de Michele è un giovane, promettente artista salernitano, da sempre appassionato ad ogni forma d’arte: cinema, letteratura, musica e soprattutto pittura. Prima autodidatta, e in seguito, severi corsi di studi pittorici lo avvicinano agli artisti delle avanguardie del Novecento.  Inizialmente le opere di de Michele sono materiche, figurative, per poi allontanarsene, utilizzando tecniche varie come il collage e l’acrilico su legno, per giungere all’astratto. Negli ultimi quindici anni l’artista modifica ulteriormente la sua ricerca pittorica e sperimenta lavorando sulla tecnica di sottrazione del colore. Nei suoi quadri tracce, segni, ombre, appaiono dove il bianco e nero viene in parte rimosso. Sono lavori suggestivi che rimandano ad emozioni forti, ad interpretazioni di graffiante impatto empatico. De Michele esprime se stesso e la sua visione di un mondo rabbuiato, ferito, dolorante in queste opere della serie “Cities” e “Landscapes”.


Giovanni de Michele

Ciro Palumbo, artista piemontese, inizia il suo percorso artistico nel mondo della pubblicità, per approdare nel 1994 alla pittura. Dotato di fervida immaginazione e grande dimestichezza con i pennelli, Palumbo rivisita in chiave personalissima le esperienze della scuola Metafisica di Giorgio de Chirico e Alberto Savinio. Le sue opere, enigmatiche ed evocative, sono modellate su fantasmagorici palcoscenici onirici. La complessità delle sue composizioni si arricchisce di colti riferimenti storici e metaforici, arrivando a citazioni rinascimentali, senza mai cadere nel banale. Il sogno sembra essere una delle componenti fondamentali delle opere del maestro, dove l’irreale diventa riconoscibile, dove l’inesplorato diventa quotidiano, dove i cieli bui e i nembi frastagliati sono presagio di antichi segreti.


Ciro Palumbo

Articolo a cura di Loretta Eller

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MONDO PAPERINO

Storia e gloria della dinastia dei Paperi

Sede mostra Milano: WOW Spazio fumetto - Viale Campania 12, 20133 Milano
Date: dal 18 al 27 settembre 2014
Ingresso libero

SCARICA COMUNICATO STAMPA

Mostra a cura di Sergio Pignatone con la collaborazione di Stefano Liberati e Federico Fiecconi.

Sedi mostra Torino:
Little Nemo Art Gallery - Spazio Art&Co.Mix (Mondo Paperino),
Museo del Risparmio (L’economia secondo Zio Paperone)

L’esposizione raccoglie oltre 300 memorabilia paperiniani: libri e fumetti d’epoca; disegni e dipinti originali;
merchandising e giocattoli d’epoca; cels e layout originali; manifesti…
Un excursus che, a partire dal 1934, illustra la storia e gloria della dinastia dei Paperi attraverso le opere di ingegno dei creativi Disney.
Sono presenti le principali testate Disney e le tavole originali dei maestri Disney americani ( Barks, Taliaferro,…)
ed italiani ( Bottaro, Bruna, Carpi, Cavazzano, Molinari, Rota, Scala, Scarpa,…).
Catalogo illustrato disponibile da meta ottobre

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I PITTORI DELLA MUSICA
100 anni di stampa musicale
negli spartiti illustrati (1840-1940)

a cura di Stefano Liberati

Palombi Editori
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Con l'adesione del
PRESIDENTE della REPUBBLICA




Gli Adornatori
del Libro in Italia

a cura di Stefano Liberati
Edizioni Campo Grafico
Ristampa anastatica

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I SEGRETI DELL'OPERA D'ARTE

EX-CHIESA DEI CAVALIERI DI MALTA
SIRACUSA
29 novembre 2014

L'incontro di sabato 29 novembre a ospitato dal Comune di Siracusa presso l'Ex-chiesa dei Cavalieri di Malta per l’edizione Unesco 2014 di Educazione allo Sviluppo Sostenibile, nell’ambito del ciclo “Conversazioni a Regola d’Arte”, la FILDIS Siracusa in collaborazione con l’Unione Europea Esperti d’Arte, ha presentato "I segreti dell'opera d'arte: un viaggio nell'intrigante mondo delle perizie d'arte. Vero o falso? Come si stima il valore e come si autentica un'opera d'arte?".
Il perito consulente tecnico d'ufficio del Tribunale Ordinario di Roma e segretario nazionale dell'Unione Europea Esperti d'Arte Dario F. Marletto, ha presentato un ventaglio di casi emblematici di expertise da lui realizzate che dimostrano l’importanza delle nuove tecniche di indagine sulle opere d'arte. Sono state inoltre proposte alcune brevi scene dal film "La migliore offerta" di Giuseppe Tornatore utilizzate quale spunto per mostrare le molteplici sfaccettature della professione del perito d'arte.
L'incontro ha visto tra il folto pubblico la presenza di appassionati del mondo dell’arte, associazioni culturali del territorio, professionisti, e studenti.
Sono intervenuti, la presidentessa dell'associazione che ha organizzato l'incontro, Maria Vittoria Fagotto Berlinghieri, Elena Flavia Castagnino vice presidente europea dalla University Women of Europe, la presidentessa dell'ordine degli architetti di Siracusa Lilia Cannarell, Nino Sicari docente responsabile del laboratorio di restauro dell'Istituto d'Arte A. Gagini di Siracusa e Emma Schembari in rappresentanza del Comune di Siracusa.



VISTI PER VOI
a cura di
Loretta Eller

LUMIÈRE!
L’INVENZIONE DEL CINEMATOGRAFO
Bologna
Sottopasso Piazza Maggiore
Dal 25 giugno 2016
al 22 gennaio 2017



In occasione della XXXa edizione del Festival “Il cinema ritrovato” (25 giugno - 2 luglio 2016), promosso dalla Cineteca di Bologna, un evento straordinario in prima nazionale è la mostra dedicata agli inventori del cinema Auguste e Louis Lumière.
L’eccezionale esposizione, curata da Thierry Fremaux, direttore dell’Institut Lumière di Lione, raccoglie materiali originali, fondamento dei primi pionieristici esperimenti cinematografici dei fratelli Lumière e ci introduce alla scoperta della nascita della settima arte, attraverso inediti fotogrammi e brevi filmati d’epoca.
La storia della famiglia Lumière, Antoine, pittore e fotografo e dei due figli, Louis e Auguste, così ingegnosi che, ancora adolescenti, prendono in mano le redini dell’industria di famiglia, è stata fonte di importanti saggi sui prodromi del cinema. È Louis infatti, appena diciassettenne, ad inventare la famosa “Etiquette Bleue”, una lastra fotografica molto sensibile che consente, per la prima volta, di fissare e riprodurre il movimento.
Lo stabilimento dei Lumière, nel 1884, è la prima industria fotografica d’Europa e conta oltre 580 dipendenti.
Il 28 dicembre 1895, al Salon Indien del Gran Café in Boulevard des Capucines a Parigi, Louis e Auguste, primi cineasti della storia, danno vita ad uno spettacolo dal titolo “Le Cinématographe Lumière”. Per la prima volta si possono ammirare immagini in movimento. Sono gli operai delle officine Lumière di Lione, che escono dalla fabbrica alla fine di una giornata di lavoro, primo dei dieci cortometraggi proiettati quella sera stessa.
A questa prima proiezione parteciparono 33 spettatori paganti, tra i quali il pittore Toulouse-Lautrec. Subito dopo, nel 1896, i Lumière portarono in tour il loro spettacolo, facendo tappa anche a Londra, a New York e a Roma il 13 marzo 1896 in vicolo del Mortaro, presso lo studio del fotografo Henry Le Lieure.
Ai Lumière non si deve solo il cinematografo, la pellicola, il proiettore, ma anche una serie di fantastiche invenzioni, tra cui i celebri “Autochromes”.
L’autocromia, procedimento fotografico a colori, basato sulla “sintesi additiva” spaziale, fu brevettato nel 1903 dagli ingegnosi fratelli. Ben presto rivoluzionò il procedimento della fotografia a colori.
La cineteca “L’immagine ritrovata” di Bologna pubblicherà un cofanetto con i film dei fratelli Lumière, restaurati dai tecnici del suo laboratorio.
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LA NOTTE SCINTILLA
IL CAPRIMULGO CHIAMA
Federico Cauli, Stefano Ricci, disegni di Walter Ceccarelli
Edizioni Belvedere, 2015



Il 10 marzo 2016 è stato presentato al Museo Civico di Zoologia di Roma un volumetto di ornitologia indubbiamente interessante, ben scritto, a tratti poetico. Protagonista del libro è un uccello poco conosciuto, che presenta caratteristiche uniche e particolari: il caprimulgo (Caprimulgus europaeus).
Federico, Stefano e Walter hanno trascorso tre stagioni estive sui Monti della Tolfa nell’Alto Lazio per osservare questa specie incredibile, difficile da localizzare, poiché si sveglia solo al crepuscolo e si mimetizza con la natura. Dai loro ricordi, dagli appunti, dalle riflessioni e dalla raccolta di immagini e suoni, è nato: “La notte scintilla il caprimulgo chiama”.


L’artista Walter Ceccarelli ha realizzato le illustrazioni: disegni a matita delicati, particolareggiati, immagini vivide rappresentative di una natura perfettamente interiorizzata. Federico Cauli e Stefano Ricci si sono occupati dei testi, cogliendo con descrizioni fulminee e intuitive, spesso sfioranti il lirismo, la natura del caprimulgo: “sui rami un ramo, al suolo un tassello insospettabile del sottobosco. Almeno fino all’accendersi del suo sbalorditivo canto.”
Il caprimulgo, uccello misterioso, ha saputo alimentare la fantasia popolare, dando luogo a meravigliose leggende che si tramandano nel tempo. Ne sono scaturiti per identificarlo nomi fantasiosi quali “succiacapre”, “calcabotto”, “passalitorta”, “boccalarga” e altri ancora. Straordinario il suo canto che può essere udito fino ad alcune centinaia di metri.
L’eccezionalità di questo libro consiste nell’averci fatto scoprire una specie ornitologica poco conosciuta, attraverso pagine non unicamente scientifiche, ma piacevolmente divulgative.
Pagine accattivanti: “C’è ancora luce: posso osservarlo come un uccello diurno. Rolla, scarta di lato, si lascia cadere ad un pelo da terra, poi vola parallelo al suolo, lento, con la coda di traverso, spalancata per mostrare le insegne della sua bandiera…”
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Franco Durelli
RI-CICLA
Sant’Oreste Museo Comunale di Palazzo Caccia
(fino al 31 gennaio)



L’artista e architetto Franco Durelli espone una personale di opere su carta riciclata nelle sale del Museo Naturalistico del Soratte.
Sono tecniche miste e décollage realizzate nell’arco di circa tre anni (2012-2015). Ma il percorso pittorico-ecologico si è sviluppato nell’artista durante l’ultimo decennio. Un percorso pittorico, il suo, di grande impegno umano ed artistico, che, dal figurativo e dal paesaggistico, è sfociato in questi anni nella pregnante esigenza di rivedere la sua tecnica pittorica e nel tradurre stati d’animo, improvvisi, urgenti, su grandi fogli di carta riciclata, dove i colori sono protagonisti assoluti. L’alternanza di acquerelli ed acrilici ha permesso a Durelli di sovrapporre il colore e la luce e i suggestivi strappi ottenuti hanno dato forza alle opere, ne consegue otticamente una volumetria decisa e di struttura astratto-informale. Il maestro lavora su grandi fogli, scarti di stamperia, con una tecnica personalissima, le sue pennellate libere “ricercano” la luce, che finalmente emerge. Colori e forme, soprattutto geometriche, si intrecciano e si confondono in un gioco di contrapposizioni e giustapposizioni fino a creare un sentiero visual-ottico di eccezionale dinamismo.

Franco Durelli è stato tra i primi a proporre un laboratorio d’arte nei centri diurni per pazienti psichiatrici. Lui stesso recentemente si è confrontato con la Street Art. Nel parco di Santa Maria della Pietà (Roma) ha realizzato due opere: “Primavalle sulla luna” e un personalissimo “Omaggio a Mario Schifano”. In questo sito, nel quartiere periferico di Primavalle, sono stati realizzati una serie di interventi, a cura di alcuni dei più noti street artist romani. Molti muri della zona sono stati oggetto di opere quali murales, poster, sticker. I luoghi – da via Federico Borromeo a via Ascalesi, ma anche l’ex Manicomio del Santa Maria della Pietà, fino a ieri mai toccato da interventi di street art – sono simbolici, legati anche ai punti del quartiere dove nel 1952 è stato girato Europa ’51, iconico film di Rossellini con Ingrid Bergman.
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BOMINACO
L’Oratorio di San Pellegrino e la Chiesa abbaziale di Santa Maria Assunta: tesori d’arte del Medioevo abruzzese.



Nella piccolissima Bominaco (frazione di Caporciano), non troppo lontano da L’Aquila, esiste un minuscolo borgo medioevale che, nel X secolo, apparteneva all’ordine religioso dei benedettini (Momenacus).
Sullo sfondo delle vette più alte d’Abruzzo si svelano due pregevoli chiese romaniche: l’Oratorio di San Pellegrino e l’Abbazia di Santa Maria Assunta.
Si fa risalire la fondazione dell’Oratorio di San Pellegrino a Carlo Magno. L’originaria costruzione fu ripristinata intorno all’anno 1263 ad opera dell’abate Teodino. L’Oratorio si presenta esternamente austero, semplice ed essenziale. Un portichetto a tre arcate frontali e due laterali ci introduce in un edificio rettangolare ad aula unica, le cui pareti e la volta sono interamente ricoperti da quattro differenti cicli di affreschi, risalenti al XIII secolo, con episodi dell’Antico e del Nuovo Testamento. Completano la narrazione degli episodi sulla storia del Redentore quelli dedicati a San Pellegrino e ad altri Santi. Stupisce, immediatamente sulla parete a destra del portale, un gigantesco San Cristoforo, abbigliato come un principe bizantino, che sostiene il Bambino Gesù. Pregevole, straordinario il calendario monastico bominacense che fu dipinto per l’uso liturgico della comunità religiosa, come si usa ancora oggi nei monasteri benedettini. Questo calendario rappresenta lo scorrere del tempo e l’alternarsi delle stagioni; ogni mese viene raffigurato con un personaggio e i suoi simboli, con i segni zodiacali e con le fasi lunari ed è in assoluto uno dei più antichi e monumentali calendari esistenti.
Il calendario, per la sua ricchezza e qualità pittorica è stato dichiarato nel 1996 Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO.

Gli affreschi del piccolo Oratorio di San Pellegrino costituiscono uno dei più importanti cicli pittorici religiosi di tutti i tempi. Gli affreschi sono dovuti a tre pittori, che si distinguono convenzionalmente con i nomi di «Maestro della Passione», «Maestro dell’Infanzia» e «Maestro Miniaturista». Da non trascurare l’originale repertorio decorativo che incornicia le scene e ricopre senza soluzione di continuità tutte le superfici disponibili.
A pochi passi dall’Oratorio, nascosta tra gli alberi, appare improvvisa la monumentale Abbazia romanica di Santa Maria Assunta.

Lo stile romanico, con le sue forme chiare e purissime, era lo stile preferito dall’Ordine benedettino, per la sua espressione dell’ordinato procedere del tempo e dello spazio. La facciata di Santa Maria Assunta è semplice, il portale è ornato da rilievi con motivi vegetali, floreali e una figura centrale di leone. L’unica finestra sul frontale è decorata da quattro leoni che stringono una preda tra le zampe. All’interno l’Abbazia presenta una pianta a tre navate, tre absidi ed il presbiterio. Le navate sono separate da dodici colonne marmoree monolitiche, tutte diverse tra loro, di assoluta originalità e bellezza. Ognuna di esse termina con pregevolissimi capitelli in stile corinzio, diversi tra loro, di rara ed elegante fattura. L’ambone, posto sul lato sinistro della navata centrale, realizzato nel 1180, insieme al ciborio, al cero pasquale, all’altare e a ciò che rimane di alcuni preziosi affreschi, costituiscono l’arredo peculiare di questa struttura architettonica di grande pregio artistico.




NEW YORK


ELLIS ISLAND
NATIONAL MUSEUM
OF IMMIGRATION

Il 20 maggio 2015 è stata inaugurata a New York una nuova ala del Memoriale di Ellis Island: si completa così l’intera storia dell’immigrazione in America.
La struttura di Ellis Island fu aperta nel 1892 come punto di ingresso per chi sbarcava negli Stati Uniti e chiusa nel 1954. Il nuovo spazio espositivo è dedicato all’era post chiusura del centro di accoglienza. I migranti, allora soprattutto europei, non arrivano più sulle grandi navi, accolti dalla Statua della Libertà nella Baia di New York, bensì giungono nel terminal di un aeroporto, inquadrati dalle telecamere e sottoposti al prelievo delle impronte digitali. La nuova immigrazione proviene da Cina, India, Filippine, Giappone, Corea del Sud, Centro e Sud America. Gli italiani non sono più così numerosi, ma continuano ancora ad arrivare. Se in passato il motivo principale che incoraggiava ad emigrare negli Stati Uniti era di carattere economico, ai nostri giorni le guerre o l’instabilità dei governi spingono molte persone a lasciare la Patria. L’America è ancora la terra delle nuove possibilità.
Tra il 1892 e il 1954 Ellis Island aveva accolto più di dodici milioni di immigranti. Dopo aver esaminato i documenti di viaggio, i medici del servizio immigrazione visitavano ciascun individuo, contrassegnando con un gesso bianco coloro che dovevano essere trattenuti ulteriormente per problemi di salute. Chi superava questo primo esame era registrato ed aveva il permesso di sbarcare dall’isola, prendendo il traghetto per Manhattan. Venivano respinti i vecchi, i sordomuti, i ciechi, quelli con malattie contagiose, infermità mentali e le donne non accompagnate.
I non idonei erano reimbarcati sulla stessa nave con cui erano arrivati e riportati al porto di provenienza.
Dal 1924 furono limitati i flussi migratori e durante la Seconda Guerra Mondiale Ellis Island divenne una prigione per i soldati italiani, tedeschi e giapponesi. Il 12 novembre 1954 il Servizio Immigrazione chiuse definitivamente la struttura. Ellis Island fu parzialmente ristrutturata negli anni Ottanta e dal 1990 divenne il Museo dell’Immigrazione.
Al primo piano del Museo troviamo la mostra “La popolazione d’America”: quattro secoli di immigrazione americana. L’enorme Registry Room (Sala di Registrazione), al secondo piano, quasi completamente vuota, ci suggerisce le trepidazioni e, a volte, la disperazione di coloro che mettevano piede sul suolo americano confortati dalla speranza. Le sale laterali, rivestite di piastrelle bianche, adibite ai colloqui con gli immigranti e altre stanze con fotografie, testi esplicativi, oggetti domestici, oggetti utilizzati durante il lungo viaggio, ci raccontano esperienze di vita vissuta. Al piano superiore è stata allestita una importante mostra fotografica sull’edificio prima della ristrutturazione e sulla moltitudine di migranti ritratti al loro arrivo e durante la permanenza sull’isola.
L’Ellis Island National Museum of Immigration è il tributo che gli Stati Uniti d’America ha dedicato ai milioni d immigrati che hanno concorso a farne la nazione più potente del mondo.





PAUL DURAND-RUEL
Le pari de l’impressionnisme
Musée di Luxembourg
Parigi
9 ottobre 2014
8 febbraio 2015





Il Museo del Lussemburgo di Parigi presenta la prima mostra sulla collezione d’arte che fu di Paul Durand-Ruel (1831-1922), il più importante mercante d’arte del XIX secolo, scopritore e protettore dei pittori impressionisti.
Durand-Ruel, visionario mercante d’arte e collezionista, incontra per la prima volta Monet e Pissarro nel 1871 a Londra, dove i due artisti si erano rifugiati durante la guerra franco-prussiana. Viene sedotto da alcuni loro dipinti “en plein air” raffiguranti scorci della capitale inglese. Acquisisce le loro opere e le espone nella sua filiale londinese. Al suo ritorno a Parigi si interessa ai lavori di Sisley, Degas e, in seguito, di Morisot e Renoir. Scopre nel 1872 due dipinti di Manet nello studio del pittore belga Alfred Stevens: “Salmone” e “Chiaro di luna sul porto di Boulogne” e li compra subito. Pochi giorni dopo, Durand-Ruel si reca nello studio di Manet e acquista 23 suoi quadri contemporaneamente. Sarà un vero e proprio “coup de foudre”: il mercante francese porterà in mostra le opere dei pittori impressionisti nelle gallerie di Parigi, Londra e Bruxelles. Nel 1874 un violento attacco dell’Accademia, dei critici d’arte e della stampa in generale ai pittori della Scuola di Barbizon, in occasione della prima mostra collettiva degli impressionisti svolta nello studio del fotografo Nadar, colpisce anche Durand-Ruel, accusato di presentare e difendere le opere di questi artisti. La salvezza del mercante e degli stessi impressionisti arriverà dall’America: James Sutton, direttore della American Art Association, li inviterà ad un’esposizione a New York con ben trecento dipinti.
Nella mostra americana del 1886 queste opere sono accolte favorevolmente dal pubblico e dalla critica. Durand-Ruel, incoraggiato dai risultati, organizza l’anno successivo una nuova mostra a New York e qui apre una galleria d’arte nel 1888. Nel 1905 il mercante organizza a Londra, alle Gallerie Grafton, una mostra che è ancora oggi la più grande e importante tra tutti gli eventi di pittura impressionista.
L’esposizione al Museo del Lussemburgo comprende 80 opere, inclusi quadri di Sisley, Monet, Manet, Cézanne e Renoir, che furono tra gli investimenti più riusciti di un mercante francese illuminato.
Paul Durand-Ruel modifica i dettami del commerciante d’arte, presentando nelle sue gallerie mostre personali aperte al pubblico gratuitamente e sostenendo un collezionismo che non è più solo status symbol, ma anche operazione finanziaria.


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LALLA ROMANO
“PER LA MEMORIA DI ME…”

BIBLIOTECA NAZIONALE BRAIDENSE
MILANO, Via Brera n. 28

www.braidense.it
www.braidense.it

L’11 marzo 2014 è stata inaugurata, presso la Biblioteca Nazionale Braidense di Milano, una Sala Espositiva Permanente Lalla Romano destinata ad accogliere la testimonianza dell’attività poliedrica della grande scrittrice: manoscritti, carteggi, libri, dipinti, disegni, materiale fotografico e arredi da lei stessa disegnati. In questa occasione, nella Sala Maria Teresa, è stata inaugurata la mostra Per la Memoria di Me…, che resterà aperta fino al 29 marzo.
La Biblioteca Nazionale Braidense ha voluto in questo modo rendere omaggio ad una delle personalità più interessanti e significative del Novecento italiano. Nella sala Lalla Romano è possibile consultare la biblioteca personale dell’artista, nata a Demonte (Cuneo) nel 1906 e che, dopo aver vissuto a Cuneo e a Torino, nel 1947 si trasferì a Milano dove rimase fino alla morte nel 2001.
Lalla Romano, a Milano, continuò a lavorare come insegnante, ma abbandonò il su ventennale lavoro come pittrice per dedicarsi alla scrittura: soprattutto nella sua casa di Via Brera scrisse quasi tutti i suoi libri.
Nella sala Lalla Romano viene documentato il suo pregevole lavoro di pittrice e scrittrice. Libri, quadri, alcuni mobili (da lei stessa disegnati in occasione del matrimonio con Innocenzo Monti nel 1932) e i suoi vasti archivi (letterario, fotografico ed epistolare), sono stati donati allo Stato italiano da Antonio Ria, erede dell’artista.
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LA BIBLIOTECA NAZIONALE BRAIDENSE

MILANO, Via Brera n. 28
www.braidense.it

L’occasione è stata la mostra “Giuseppe Verdi e i Pittori della Musica”. Lo stupore è stato scoprire una fantastica biblioteca, situata nel cuore di Brera a Milano: soffitti a cassettoni, saloni immensi, antiche librerie in legno pregiato straripanti di libri preziosi, magnifici e sfavillanti lampadari in cristallo.
La Biblioteca Nazionale Braidense ha sede in un imponente edificio, costruito dai gesuiti nel XVII secolo. La sua costituzione avvenne nel 1770, quando l’imperatrice Maria Teresa d’Austria decise di donare alla città di Milano la ricca biblioteca del conte Carlo Pertusati (circa 24.000 volumi a carattere storico-letterario). L’iniziale nucleo librario venne integrato dal Fondo del Collegio Gesuitico ed in seguito ampliato dall’acquisto di circa 14.000 volumi di medicina, chirurgia, anatomia e botanica, appartenuti ad Albrecht Von Haller, un famoso medico di Berna.
Alla sua apertura al pubblico, avvenuta nel 1786, la Braidense poteva vantare una raccolta bibliografica molto ampia e differenziata in ogni disciplina. Accanto a corali miniati si affiancavano opere storiche e letterarie, teologiche, giuridiche, di medicina e di consultazione generale. Durante il XIX secolo la Biblioteca si arricchì di numerose, importanti raccolte: la più preziosa è senza dubbio quella manzoniana, donata alla Braidense da Pietro Brambilla, nipote dello scrittore. Giunta a Brera tra il 1885 e il 1886, la collezione comprende 200 manoscritti, 250 volumi con postille del Manzoni e un carteggio di circa 5.000 lettere.
Nel 2004 è stato depositato nell’antica biblioteca milanese l’Archivio Storico Ricordi che è possibile consultare nella Sala Manzoniana, sala adibita alla lettura dei manoscritti.
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ARTE RECUPERATA

TORNA A NOTO (SR)
IL PALIOTTO DELLA CHIESA DELLA MADONNA DELLA DIVINA PROVVIDENZA

Continua la collaborazione della nostra associazione con il Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, in questo caso della sezione di Siracusa, e con altre associazioni culturali, nello specifico l'associazione culturale Bianco Pietra. Martedì 7 maggio è rientrato a Noto, provincia di Siracusa, dopo più di venti anni di assenza, il paliotto (170 x 80 cm circa) proveniente dalla Chiesa della Madonna della Divina Provvidenza sita in Noto Antica , da dove era stato trafugato nel 1992. Il reperto è stato messo in sicurezza grazie anche all'opera di un nostro associato restauratore e smurato dal nuovo altare dove era stato inserito. In seguito il pezzo è stato trasportato, scortato dai Carabinieri, nelle sale del museo civico della Città che ne è la legittima proprietaria. All'operazione hanno inoltre partecipato parte la già nominata Asssocizione Bianco Pietra, il Club 4X4 di Noto. Si spera in futuro di poter riassemblare tutto l'altare di cui il paliotto era il nucleo centrale: infatti sembra che gli altri pezzi che lo componevano, sempre in marmi policromi commessi, sia custodito nei depositi del comune di Noto.
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Te.P.Ar. 2016
Sono aperte le preiscrizioni al
Master di primo livello
sulle tecniche peritali sulle opere d'arte
tepar
L'ANAAM, l'Accademia Nazionale d'Arte Antica e Moderna, in collaborazione con UEEA e con il C.U.M.O., il Consorzio Universitario del Mediterraneo Orientale, ha organizzato per il 2016 il primo Master di primo livello sulle tecniche peritali sulle opere d'arte che si terrà nella perla del barocco siciliano, Noto. Il master intensivo della durata di circa 3 mesi per un totale di 525 ore, è descritto nel sito intenet dedicato www.tepar.it

INARTE
Werkkunst Galley




Expertise e valutazioni negli USA
expertise


Base Dati Interpol
interpol



LA SETTIMA ARTE
a cura di Loretta Eller



MONEY MONSTER – L’ALTRA FACCIA DEL DENARO
Di Jodie Foster

“Il mondo del denaro è ormai fuori controllo. Quando le cose vanno male, non si capisce esattamente cosa sia successo, ma a pagarne le conseguenze è la gente comune”. Così commenta George Clooney, protagonista di “Money Monster”, il film presentato con successo al recente Festival del Cinema di Cannes.
La storia, un thriller adrenalinico, si dipana in tempo reale. Lee Gates (Clooney) è un noto broker e famoso presentatore della trasmissione televisiva “Money Monster”, in cui suggerisce ai telespettatori investimenti finanziari “sicuri”. Lo affianca la produttrice del programma Patty Fenn (Julia Roberts), che tiene in mano le redini del programma e parla nell’auricolare di Lee, suggerendogli cosa dire e fare in ogni attimo della trasmissione. Improvvisamente nello studio televisivo irrompe un uomo, Kyle Budwell (Jack O’Connell), che ha perso i soldi del suo investimento suggerito nel programma da Lee Gates, così come moltissimi altri telespettatori. Kyle sequestra Lee con le armi in pugno, vuole sapere le ragioni del crollo dei titoli da lui comprati in borsa. Lee e Patty, durante la diretta televisiva seguita da milioni di persone, sono costretti a lottare contro il tempo e la paura per trovare risposte ad una cospirazione nel mercato dell’alta tecnologia globale, che si muove alla velocità della luce.
A questo punto lo show televisivo si trasforma in qualcos’altro: melodramma, sofferenza, terrore; mentre intorno allo studio convergono i reparti speciali, i tiratori scelti e gli elicotteri delle forze dell’ordine.
Alla sua quarta esperienza dietro la macchina da presa, la talentuosa Jodie Foster afferma: “Ho messo nel mio Money Monster tutti gli ingredienti del cinema d’intrattenimento. Il cuore del film, però, è un altro: il fallimento dei protagonisti, che si ostinano a misurare in denaro il proprio valore e quello degli altri”.


ZONA D’OMBRA (CONCUSSION)
di Peter Landesman

È una storia vera che ripercorre il difficile cammino del brillante neuropatologo forense Bennet Omalu (Will Smith), immigrato negli Stati Uniti dalla Nigeria, che, dopo aver fatto un’importante scoperta nel campo della medicina, si scontra con una delle più potenti istituzioni americane.

Mike Iron Webster è stato uno dei più grandi giocatori di football dei Pittsburgh Steelers ed a soli cinquanta anni si trova sul tavolo delle autopsie del giovane patologo Omalu. Il medico intende scoprire cosa ha portato alla demenza e dunque alla morte un campione imbattibile. Omalu coraggiosamente, ostinatamente inizia una ricerca che lo porterà ad affermare che la malattia mentale di Webster è stata causata dai ripetuti, innumerevoli colpi subiti alla testa durante il gioco, che hanno provocato numerosissimi traumi cerebrali. La malattia si chiama Encefalopatia Cronica Traumatica e ben presto i suoi sintomi si presentano in altri giocatori. Una delle corporazioni più potenti d’America, la National Football League, quando Omalu, con la pubblicazione della sua scoperta, minaccia non solo i forti interessi ma la struttura stessa del gioco con la sua violenza, attacca ferocemente il medico calunniandolo, diffamandolo.

La storia del dottor Omalu è stata raccontata in un articolo del magazine “GQ” nel 2009 da Jeanne Marie Laskas, fornendo le basi per la sceneggiatura del film di Peter Landesman. Lo stesso Omalu ha commentato l’articolo: “Lei ha scritto di me come di un essere umano. Ricordo infatti che allora tutti i media parlavano di me in modo negativo. Ero l’alieno che lavorava per distruggere lo stile di vita americano. Quell’articolo ha determinato una svolta, improvvisamente la gente ha iniziato ad aprire la mente e il cuore a ciò che dicevo.”

Le corporazioni di football americane hanno tentato in ogni modo di impedire l’uscita del film “Zona d’ombra”.


OMAGGIO A ETTORE SCOLA

Tra tutti gli omaggi tributati al grande regista Ettore Scola, recentemente scomparso, il più significativo è indubbiamente la proiezione del film “Le Bal” (Ballando Ballando) all’Istituto Italiano di Cultura a Parigi. L’Italia insieme alla Francia ha voluto celebrare il rapporto intercorso, attraverso la cinematografia, tra il regista ed il pubblico francese. Il film, girato da Scola nel 1983 in una balera della periferia di Parigi, ripercorre, a passo di danza e senza dialoghi, quasi mezzo secolo di storia francese. Nel trascorrere degli anni mutano gli abiti, gli stili e gli arredi in sala, ma le persone comuni, ciascuna con i propri sentimenti e la propria vita, continuano ad incontrarsi il sabato sera per sognare… ballando.
La colonna sonora ripercorre cinquant’anni di canzoni celebri, non solo francesi, che sono il simbolo dello svolgersi di epoche diverse: dal Fronte Popolare, alla Seconda Guerra Mondiale, all’Occupazione, alla Liberazione di Parigi, al conflitto in Algeria, alle barricate del Sessantotto…
Scola, attraverso i brani musicali del film, raggiunge un vasto pubblico, permettendo loro una riflessione sulla propria vita e i grandi avvicendamenti storici e culturali.
Il desiderio del regista è quello di sperimentazione e innovazione nell’ambito cinematografico. La sua ricerca si concretizza perfettamente con “Le Bal”.

“Le Bal” di Scola nel 1984 è stato nominato all’Oscar come Miglior Film Straniero, nello stesso anno ha vinto i Premi César come Miglior Film, Miglior Regia e Miglior Colonna Sonora. In Italia gli è stato assegnato il David di Donatello come Miglior Film, mentre al Festival di Berlino è stato insignito del Premio per la Miglior Regia.




ROMA FICTION FEST
11-15 NOVEMBRE 2015

Il Roma Fiction Fest, giunto alla sua nona edizione, ha evidenziato una numerosa produzione di serie televisive, a carattere internazionale, vicina all’evoluzione dei costumi di un pubblico sempre più attento. La fiction, se da una parte colpisce l’immaginario collettivo allontanandoci dalla realtà, nelle sue diverse sfaccettature, ci porta ad incontrare storie in costume, impegno civile, guerre mai dimenticate e da non dimenticare, cartoon molto apprezzati dai più piccoli.
Piera Detassis, presidente di Fondazione Cinema per Roma e coordinatore artistico di Roma Fiction Fest, ha affermato che la serialità è più adulta del cinema. La fiction è più vicina alla realtà, gli attori e i registi per cinema e serie TV sono ormai gli stessi e l’osmosi è compiuta.
Registi di gran valore preferiscono girare per la televisione film o serie, consapevoli che la loro opera verrà vista da molte più persone che non nelle sale cinematografiche.
Questo ha dichiarato Marco Tullio Giordana (autore di “I cento passi” e “La meglio gioventù”) nel presentare il suo film TV di impegno civile: “Lea”. Il film è ispirato alla vera storia di Lea Garofalo, basato su materiale di inchiesta giornalistico e sulla sentenza dei processi che hanno condannato all’ergastolo il marito Carlo Cosco e i suoi complici, tutti appartenenti alla criminalità calabrese, che l’hanno assassinata. La figlia di Lea, Denise, minorenne all’epoca dei fatti, ha testimoniato al processo contro il padre e vive ora sotto protezione.





FESTA DEL CINEMA DI ROMA
16-24 OTTOBRE 2015

Auditorium Parco della Musica di Roma

Nel decimo anno dalla sua nascita il Festival Internazionale del Film di Roma si trasforma in “FESTA”.
Il neo direttore artistico Antonio Monda ha voluto rinnovare, ma anche ritornare alle origini della manifestazione cinematografica romana. Dunque FESTA: non più il concorso, le giurie, la cerimonia di apertura e chiusura, il solo premio “intoccabile” è quello del pubblico, che ne sottolinea la partecipazione popolare.
Testimonial unica e indiscutibile della Festa del Cinema 2015 è Virna Lisi che campeggia, giovane e bellissima, sui manifesti dell’evento. A lei sarà intitolato un premio per “l’attrice dell’anno”.
I 37 film in programmazione sono caratterizzati da una grande varietà di generi, con proposte culturali provenienti da ogni parte del mondo. Aprirà la rassegna il film TRUTH di James Vanderbilt con Cate Blanchett e Robert Redford. Quattro sono i lungometraggi italiani: ALASKA di Claudio Cupellini, DOBBIAMO PARLARE di Sergio Rubini, LO CHIAMAVANO JEEG ROBOT, di Gabriele Mainetti e il documentario di Gianni Amelio REGISTRO DI CLASSE.
Le retrospettive, curate da Mario Sesti, spazieranno dalla dedica ad Antonio Pietrangeli fino al cileno Pablo Larrain. Interessanti e vari gli incontri con il pubblico: Jude Law, Renzo Piano, Joel Coen e Frances McDormand, Paolo Sorrentino, Wes Anderson e Donna Tartt, William Friedkin e Dario Argento, Todd Haynes, Riccardo Muti, Paolo Villaggio, Carlo Verdone e Paola Cortellesi. Gli omaggi saranno dedicati a Scola, ai fratelli Taviani, a Pasolini, a Rosi, a Kubrick, a Bergman e a Sinatra.
Durante la conferenza stampa Antonio Monda ha dichiarato che l’idea di base di questa decima edizione è di restituire alla FESTA “l’essenza del cinema”, ossia condividere un’emozione al buio, togliere tutti gli orpelli che non siano il cinema e la sua magia. Comunque la kermesse ospiterà divi internazionali: è già confermata la presenza di Ellen Page e Monica Bellucci, altri ne arriveranno.

FESTA DEL CINEMA DI ROMA
16-24 OTTOBRE 2015

CONCLUSIONI

Antonio Monda, direttore della Festa del Cinema 2015, durante l’incontro con la stampa che ha concluso l’evento, si è detto molto soddisfatto dei riconoscimenti attribuiti alla qualità dei film e all’alto livello degli ospiti, anche da parte di testate internazionali come il New York Times. Ha ribadito il suo concetto di Festa che è quello di celebrazione dell’essenza del cinema: condividere al buio un’emozione sullo schermo. Ed ancora ascoltare Renzo Piano sulle affinità tra architettura e cinema, Riccardo Muti che disquisisce sul legame esistente tra musica e racconto filmico.
Monda è convinto che anche il prossimo anno il modello da seguire sarà quello del Festival di New York, il più bello al mondo, senza concorso.
Gli spettatori di questa decima edizione della Festa del Cinema di Roma hanno votato e premiato il film “Angry Indian Goddesses” di Pan Nalin. Il film affronta il tema del mondo femminile in India oggi. Le donne indiane vengono raccontate nel loro impegno quotidiano, teso ad abbattere le barriere culturali e sociali.
Il pubblico e la stampa hanno apprezzato particolarmente i lungometraggi di quattro registi italiani, opere prime di grande valore artistico.
“Lo chiamavamo Jeeg Robot” di Gabriele Mainetti appartiene forse al genere “fumettistico”, ma si discosta da questo per originalità e tangibilità dei personaggi, fragili e umanamente veri. Il film racconta una favola della periferia urbana di Roma con un eroe per caso (Claudio Santamaria) che, nato ladruncolo, si trasforma in paladino dei più deboli.
“Dobbiamo parlare” di Sergio Rubini è un film con un’impostazione teatrale: due coppie di amici, durante una lunga nottata, parlano e poi discutono animatamente fino a scavare nelle ombre. L’amore è sufficiente a tenere insieme due persone? Il regista pugliese affronta i problemi legati ai rapporti di coppia e al peso delle parole all’interno di essi.
“Alaska” di Claudio Cupellini è la storia di Fausto (Elio Germano) e Nadine (Astrid Berges-Frisbey), due persone che non possiedono nulla se non loro stessi. È un’importante storia romantica: i due personaggi sono dibattuti fra l’amore e la realizzazione sociale. Quale scegliere per raggiungere la felicità?
“Registro di classe” - Libro primo 1900-1960 di Gianni Amelio e Cecilia Pagliarani ci conduce in un lungo viaggio attraverso la storia della scuola dell’obbligo. Insegnanti, bambini, genitori di ogni parte d’Italia raccontano la loro esperienza tra grandi aspettative e delusioni spesso profonde.



TOMORROWLAND
IL MONDO DI DOMANI
Regia di Brad Bird
Produzione Disney

Il film è ispirato a “Tomorrowland”, un’attrazione creata a Disneyland, da Walt Disney nel 1955. Walt Disney era molto interessato ad un’idea di futuro e alle sue possibilità per realizzare un mondo migliore.
Casey Newton (Brittany Robertson), figlia di un ingegnere aerospaziale, è un’adolescente ottimista, avventurosa, con un debole per la NASA, portata per la tecnologia e l’astronomia. Il suo incontro con il maturo e ormai disilluso inventore Frank Walker (George Clooney) cambierà totalmente la vita di entrambi e quella del pianeta Terra. Un tempo Frank aveva avuto accesso ad un incredibile esperimento segreto che poneva le basi di un futuro migliore per tutta l’umanità. Era il 1964, Frank bambino (Thomas Robinson) arriva all’Esposizione Universale di New York, trascinando un’enorme borsa. Vuole presentare una sua invenzione, uno zaino-razzo che proietta il corpo in aria, facendolo volare (il Jet-pack). Ai suoi increduli occhi appare un immenso scenario avveniristico. La Word’s Fair, l’Expo newyorkese, copre una superficie di 2,6 chilometri quadrati di edifici e spazi pubblici, con 150 padiglioni occupati da paesi, città e industrie di tutto il mondo. Futurama delle Generals Motors è il padiglione più frequentato. In esso si potevano ammirare navette e stazioni spaziali, era stata costruita una meravigliosa città del futuro e fantascientifici prototipi di strane automobili. Frank vene respinto, lui e la sua invenzione, al desk degli inventori da un signore misterioso: David Nix (Hug Laurie), ma accolto da una bambina speciale: Athena (Raffey Cassedy) che lo conduce in una dimensione senza tempo: Tomorrowland. Quarantacinque anni dopo sarà Casey ad entrare magicamente in quel mondo fantascientifico, aiutata sempre da Athena (eternamente bambina) e da Frank, espulso molti anni prima dalla città del futuro.
Il lungometraggio di Brad Bird è un film di fantascienza che contiene in sé un messaggio socialmente e spiritualmente ambizioso: i sentimenti negativi quali il pessimismo e l’indifferenza si oppongono all’ottimismo e alla fiducia nel domani, ma solo questi ultimi conducono alla realizzazione di un mondo migliore.
Tomorrowland è anche un film di avventura, dove si alternano epoche diverse e dove convivono universi paralleli, ricco di colpi di scena e di effetti speciali straordinari. Una tra le sequenze migliori, tra le più sbalorditive, è quella della Tour Eiffel che si apre per lasciare uscire un razzo steampunk.
Sebbene sia un lungometraggio con finalità di intrattenimento, Tomorrowland invita a riflettere sulla drammatica situazione attuale del nostro pianeta e su un futuro distopico non troppo lontano, trattando l’argomento con lievità e ottimismo come si addice ad un film targato Disney.






CENERENTOLA
di Kenneth Branagh
Produzione Disney

Il regista irlandese Kenneth Branagh rielabora la favola che, nel 1950, fu il più grande successo di cinema d’animazione della Walt Disney Production.
La “nuova” Cenerentola è, nonostante gli abiti d’epoca, un’eroina dei nostri giorni, sicura di sé, fedele a sé stessa e ai suoi valori. La “vecchia” Cenerentola, bella e buona, ma fedele ad una visione conservatrice e maschilista dell’epoca, aspirava solo all’incontro con il principe e al matrimonio. Pur riportando la figura della protagonista in una dimensione attualizzata, Branagh ha comunque voluto mantenere un filo diretto con il vecchio cartoon, trasmettendo al pubblico di oggi un messaggio ancora valido di gentilezza e compassione.
Cenerentola che oggi ha finalmente un nome: Ella (Lily James), ha una sua vita felice, in una bella casa di campagna con il padre e la madre. Ella crede fortemente nei valori ereditati dalla madre: “Dove c’è gentilezza, c’è bontà e dove c’è bontà, c’è magia”. Non crede nella malvagità delle persone, non si sente vittima degli eventi negativi. La sua vita cambia completamente quando, dopo la morte della madre, il padre si risposa con una donna malvagia che ha due figlie gelose e, dopo la morte del padre, rimane vittima delle tre donne. Ella, soprannominata Cenerentola, diventerà la loro serva. Ma l’incontro nel bosco con un affascinante sconosciuto cambierà il corso della sua vita…
La grandiosità del film di Branagh è frutto anche della collaborazione con il premio Oscar Dante Ferretti che ha realizzato le magnifiche scenografie e con Sandy Powel (tre Oscar) che ha curato i costumi fedeli ai disegni animati del 1950. Per la scarpetta la Powel si è ispirata ad una vera piccola scarpa del 1890 trovata in un museo di Northampton, realizzata interamente in cristallo. Mentre i vestiti indossati dalla straordinaria Cate Blanchett (la matrigna) si rifanno agli abiti di dive come Marlene Dietrich e Joan Crawford.
Nella Cenerentola del 1950 la musica era un elemento fondamentale, indimenticabili “I sogni son desideri”, “Bibbidi-Bobbidi-Bu”, “Canta usignolo”. Nel lungometraggio di Branagh la musica, firmata dal compositore scozzese Patrick Doyle, non è meno importante. La mamma di Cenerentola canta alla sua bambina una ninna nanna folk “Lavender Blue”, che il regista ha scelto per il suo andamento sognante ed evocativo.




MR. TURNER
di Mike Leigh

Mike Leigh ha realizzato un film sugli ultimi venticinque anni di vita di J.M.W. Turner (1775-1851), eccentrico pittore britannico dell’epoca vittoriana, tra i più raffinati paesaggisti della storia dell’arte ottocentesca. Joseph Mallord William Turner, uomo rozzo, antipatico, capace di esprimersi solo attraverso grugniti, con un corpo sgraziato e pesante, legato affettivamente ad un padre ex barbiere che gli faceva da assistente, era viaggiatore instancabile, maestro della luce e dei luoghi. L’attore inglese Timothy Spall, che interpreta in maniera straordinaria la personalità variegata di questo grande artista, ha ricevuto, al Festival di Cannes 2014, la Palma d’Oro per il miglio attore protagonista. Turner frequenta l’aristocrazia terriera, è affascinato dalla natura, ma anche dalla scienza, dalla fotografia e da tutte le nuove scoperte e innovazioni tecnologiche che nella prima metà dell’Ottocento, soprattutto in Inghilterra, stavano modificando la vita di tutti i giorni. Vuole introiettare a tal punto la bellezza della natura fino a farsi legare all’albero maestro di una nave per poter restituire, attraverso la pittura, tutta la potenza del mare in tempesta. Membro anarchico della Royal Academy of Arts è stimato, ma anche deriso dai suoi colleghi per la sua arte troppo moderna. La sua vita privata, complicata da un’ex amante, due figlie adulte da lui volutamente ignorate, da una devota governante oggetto solo di interesse sessuale, si rasserena finalmente, negli ultimi anni, nel rapporto affettivo che Turner instaura con la vedova Booth, che gestisce una pensione sul mare a Margate nella contea del Kent. Il ritratto psicologico, realizzato da Mike Leigh, di questo artista tanto in anticipo sui tempi (l’impressionismo prima degli impressionisti), ci restituisce un Turner ossessionato, tormentato dalla ricerca della luce: che squarcia il buio, che si fa strada attraverso la nebbia, che appare all’alba e si perde nel tramonto. La luce per Turner rappresenta l’emanazione dello spirito divino. Questo il motivo per cui nei suoi ultimi quadri si concentra sui giochi di luce nell’acqua e sui riflessi del cielo e del fuoco. L’artista cerca un modo per esprimere la spiritualità sulla terra. È significativa l’ultima sua frase in punto di morte: “Il sole è Dio.”




BIG EYES
di Tim Burton

Il regista Tim Burton ci propone la storia vera ed incredibile di Walter Keane (Christoph Waltz) che, a cavallo degli anni Cinquanta e Sessanta, raggiunse in America un enorme successo come pittore di quadri, decisamente kitsch, che ritraevano bambini con grandi occhi spalancati e malinconici. Per quasi un decennio Keane costruì un’enorme bugia, una frode dell’arte contemporanea. La vera autrice dei quadri era la moglie Margaret (Amy Adams). Il plagio perpetrato da Walter Keane nei confronti della moglie era stato possibile in un’epoca in cui l’arte femminile non era presa in seria considerazione. Margaret acquisirà finalmente coscienza di sé e della passione per le sue opere, rivendicandole pubblicamente come sue.
Che cosa guardano gli occhioni luminosi e tristi di quei bambini? La risposta di Margaret sarà: “gli occhi sono lo specchio dell’anima”.
È un fatto innegabile che quei quadri conquistarono l’America entrando nelle case di attori, celebrità e gente comune. Ebbero pochi riconoscimenti positivi dalla critica dell’epoca, ma furono riprodotti in milioni di copie con ogni tecnica possibile, fino a divenire un esempio di arte di massa, anticipando Andy Warhol e la sua Factory.

Margaret Keane oggi ha 86 anni, vive alla periferia di San Francisco e dirige una galleria d’arte affermata.
Tim Burton le ha commissionato alcuni ritratti ed ha acquistato alcuni suoi quadri. Lo stesso regista, oltre al suo lavoro come cineasta, si dedica alla pittura e all’animazione. Big Eyes è un compendio di queste sue grandi passioni: il cinema e l’arte.




JERSEY BOYS
di Clint Eastwood

Clint Eastwood, al trentacinquesimo film da regista, dirige il suo primo musical: “Jersey Boys”. Tratto dall’omonimo, premiatissimo show di Broadway, racconta la storia di quattro ragazzi sconosciuti del New Jersey che, negli anni Sessanta, diventano “Frankie Valli e The Four Seasons”, un gruppo musicale che ha influenzato a lungo il pop, il rock e persino il jazz.
La storia ha inizio nei primissimi anni Cinquanta nel New Jersey italo-americano dove vive Francesco Castelluccio in arte Frankie Valli, un garzone di barbiere con una voce in falsetto sorprendente. Lo proteggono il boss del quartiere Gyp De Carlo (Christopher Walken) e Tommy De Vito (Vincent Piazza), giovane delinquente al soldo di De Carlo e chitarrista intraprendente, che organizza piccoli furti per finanziare il gruppo nascente. Si aggiungono a Tommy e a Frankie (John Lloyd Young, lo stesso attore-cantante interprete del musical di Broadway da cui il film è tratto), Nick Massi (Michael Lomenda) al basso e Bob Gaudio (Erich Bergen) autore delle canzoni e tastierista. Il successo giunge inaspettato e cresce durante gli anni Sessanta. I “Four Seasons” con la voce incredibile di Frankie Valli scalano le classifiche musicali con canzoni immortali quali “Sherry, Big Girl Don’t Cry”, “Bye, Bye Baby” e molte altre. Sulla scena incombe il Brill Building, il tempio newyorkese della musica pop, il tempio della storia della musica dell’epoca, lì dove nacque il nuovo sound. Il successo travolge i quattro della band e con esso emergono numerosi risentimenti covati nel corso degli anni. Lo scontro inevitabile avviene in una delle memorabili sequenze finali, a casa del boss mafioso De Carlo e mette a nudo le diverse personalità dei quattro artisti, determinando lo scioglimento del gruppo.
Uno stratagemma imprevedibile ci trascina e ci coinvolge durante le sequenze del film. I personaggi parlano direttamente alla macchina da presa rivolgendosi allo spettatore, ogni membro del gruppo racconta la storia dal suo punto di vista.
Eastwood ha realizzato un film che non può essere definito un musical tout court, ma indubbiamente ci ritroviamo immersi nell’atmosfera della musica pop degli anni Sessanta, rapiti da quelle avvincenti canzoni, dai ritmi vivaci, dai dialoghi sempre tersi e lucidi. Il regista, per dare maggiore empatia alla colonna sonora, ha fatto interpretare direttamente agli attori-cantanti dal vivo, davanti alla macchina da presa, gli intramontabili successi dei “Four Seasons”.




MALEFICENT
di Robert Stromberg
produzione Disney

La Disney presenta un fantasy 3D, prequel di “La Bella Addormentata nel Bosco” (classico film d’animazione del 1959): “MALEFICENT”. È la storia mai raccontata di una delle streghe più amate delle favole Disney. Malefica (Angelina Jolie, zigomi accentuati e affilati, corna ritorte, gigantesche, spaventose, potenti ali) è una fata dal cuore puro, che vive nella brughiera di un pacifico regno popolato da bizzarre creature. Il feroce tradimento del giovane Stefano (Sharlto Colpey), amato dalla fata, le indurirà il cuore. Quando Stefano, divenuto re del minaccioso regno confinante grazie al suo tradimento, avrà una figlia: Aurora (Elle Fanning), Malefica lancerà la sua maledizione.
Al compimento del sedicesimo anno la principessina sarà punta dall’ago di un arcolaio e si addormenterà per sempre. Tuttavia quando la piccola Aurora cresce curiosa, ottimista, innocente, ma non sprovveduta, Malefica comprende che soltanto lei potrà riportare la pace fra i due regni in guerra: il suo amore per la fanciulla è diventato profondo e contraccambiato.
Regista del film è lo statunitense Robert Stromberg, già supervisore agli effetti speciali e scenografo di “Avatar” e “Alice in Wonderland” (due volte Premio Oscar). Il neoregista rimane fedele al cartoon disneyano del 1959, realizzando per il suo fantasy un’ambientazione medioevale gotica di grande effetto visivo. Ma l’immagine iconica per eccellenza è quella di Malefica-Angelina Jolie, perfetta incarnazione della cattiva disneyana in ogni sua sfumatura.
La costumista Anna B. Sheppard (“Shindler’s List” e “Il Pianista”) per “Maleficent” ha realizzato con il suo staff più di duemila costumi, mentre la celebre canzone “Once Upon a Dream” è cantata in versione moderna e accattivante da Lana Del Rey.
Nel cinema fantasy gli attori, per mezzo degli effetti speciali, diventano sempre più simili ai cartoni animati. Dunque la Disney si orienta ancora una volta in questa direzione e per il 2015 realizzerà una versione aggiornata del suo capolavoro targato 1950: “Cenerentola”.





WALT DISNEY E L’ITALIA – UNA STORIA D’AMORE
Di Marco Spagnoli
Un prezioso documentario che racconta il legame speciale fra Walt Disney e il nostro Paese.

Tra il 1930 e il 1960 il papà di Topolino effettuò numerosi viaggi in Italia, questi viaggi sono documentati da materiale di repertorio proveniente dagli Archivi dell’Istituto Luce e della Mediateca RAI. Il regista Marco Spagnoli ha voluto offrire un omaggio a colui che con la sua fervida creatività ha insegnato ai bambini di tutte le generazioni la magia dei sogni. Il documentario, nato per accompagnare l'uscita in sala del film Saving Mr. Banks, è la testimonianza di un amore, quello che tutti noi abbiamo avuto, durante l’infanzia e oltre, per quelle storie e quei personaggi nati dalla genialità creativa di Disney, la cui filosofia artistica si riassumeva in una frase: “se puoi sognarlo, puoi farlo”.
Walt Disney e L’Italia - Una storia d’amore è arricchito da interviste ad attori, registi, cantanti, illustratori italiani che sono stati influenzati nella loro vita e si sono ispirati nella loro carriera al genio creativo disneyano.





L’ARTE DELLA FELICITA’
Film d’animazione di Alessandro Rak

Il lungometraggio d’animazione indipendente, italiano, rivolto ad un pubblico adulto, firmato dal fumettista e videomaker Alessandro Rak L’Arte della Felicità, ha aperto con successo la Settimana della critica al Festival di Venezia 2013.
In una Napoli battuta da una pioggia incessante, sotto un cielo plumbeo da apocalisse, fra montagne di immondizia, Sergio guida il suo taxi sconvolto e rabbioso. Pianista per vocazione, ha abbandonato la musica dieci anni prima, quando il fratello maggiore Alfredo, che suonava con lui il violino, è partito per il Tibet diventando monaco buddista. Alfredo aveva trovato nel buddismo il modo migliore per affrontare una malattia che lo avrebbe portato alla morte. Sergio, ignaro della grave malattia del fratello, non riesce ad elaborare il lutto per la sua perdita e chiude fuori dalla sua auto la vita che gli scorre intorno. Ma la vita lo raggiunge attraverso i suoi clienti. Con loro parla animatamente della vita, della morte, della religione, dei sentimenti di colpa, dei rimorsi. Sergio attraverso sogni, ricordi, flashback e memorie musicali riesce finalmente ad accettare e dare un senso alla morte del fratello, riappropriandosi così della propria esistenza.
Alessandro Rak, al suo debutto da regista, rivela un notevole talento nel realizzare un film d’animazione italiano che nulla ha da invidiare a quelli di altre nazioni. L’Arte della Felicità è stato realizzato a Napoli da un gruppo di giovani creativi e accompagnato da una colonna sonora appositamente composta da musicisti napoletani.
Il realismo del film si concretizza attraverso l’animazione in 2D, supportata da una tecnologia di computer grafica.




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Conservazione di opere d'arte
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Come collezionare arte contemporanea
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The School of Paris
stampe originali della Scuola di Parigi







 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ULTIMO AGGIORNAMENTO 23 aprile 2016
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